Ecologia Profonda

La vita è un essere collettivo e l'uomo ne fa naturalmente parte

Metà della Terra

A richiesta con «Le Scienze» di giugno
di Edward O. Wilson

A mali estremi, estremi rimedi. Il mondo vivente è in condizioni disperate, al punto che si parla di sesta estinzione di massa. Se le precedenti cinque erano state causate da eventi naturali, quest’ultima è alimentata dalla nostra specie, dalle nostre attività. E allora tocca a noi esseri umani porre rimedio, magari destinando metà della superficie della Terra a tutte le specie fuorché la nostra, ovvero creando una sorta di arca di Noè planetaria.

La proposta arriva da uno dei più importanti biologi e naturalisti del mondo, Edward O. Wilson, in Metà della Terra, libro allegato a richiesta con «Le Scienze» di giugno e in vendita nelle librerie per Codice Edizioni. Argomenta l’autore che siamo così invadenti da aver guadagnato ormai il diritto a dare il nome all’epoca attuale. Viviamo nell’Antropocene, di cui siamo architetti e dominatori. Lasciamo segni evidenti della nostra presenza in ogni ambiente, ma una delle conseguenze di questo potere smisurato è una spinta verso il baratro dell’estinzione di un numero sempre più grande di forme di vita con cui condividiamo il pianeta. Nel 2015 il numero di specie note ha superato due milioni, ma, dice Wilson, questo numero è ancora molto inferiore al numero effettivo di specie. La Terra è un pianeta ancora da scoprire, se lo guardiamo dalla prospettiva della vita.

Altre stime però indicano che oggi i tassi di estinzione delle specie sono quasi 1000 volte superiori a quelli che hanno preceduto la diffusione della nostra, emersa circa 200.000 anni fa in Africa orientale. Stiamo portando il pianeta sull’orlo di una catastrofe, e a salvare la biosfera e i suoi abitanti non saranno misure economiche legate ai servizi ecologici e ai potenziali prodotti riconducibili alla biosfera stessa. Non sarà sufficiente nemmeno la percezione di una volontà 
divina, visto che le religioni tradizionali sono centrare sulla salvezza degli esseri umani. E non sarà nemmeno sufficiente creare aree più o meno grandi e isolate di conservazione, oltre a quelle che già ci sono.

Ecco dunque i motivi profondi della proposta di Wilson: destinare a riserva metà del pianeta, o una porzione addirittura più estesa, in modo da salvare la parte viva dell’ambiente e raggiungere la stabilizzazione richiesta per la nostra stessa sopravvivenza, perché piaccia o no, spiega l’autore, continuiamo a essere una specie biologica in un mondo biologico, adattata a condizioni ambientali precedenti e diverse rispetto a quelle che stiamo creando nell’Antropocene. Superando la soglia della metà, dice Wilson, la vita entra nella zona di sicurezza, come dimostrano analisi biogeografiche.

Metà della Terra è l’ultimo libro di una trilogia che descrive come la nostra specie è diventata la dominatrice di questa epoca. I due precedenti erano La conquista sociale della Terra, (uscito per Raffaello Cortina nel 2013), in cui Wilson ha descritto l’emergere di organizzazioni sociali avanzate nel regno animale e le conseguenze di questo fenomeno quando ha riguardato la nostra specie, e Il significato dell’esistenza umana, (uscito in allegato con «Le Scienze» e in libreria per Codice Edizioni a gennaio 2015), in cui Wilson ha considerato quello che la scienza rivela sul nostro sistema sensoriale e sul ragionamento morale e per quali motivi sono entrambi inadeguati agli scopi dell’umanità moderna.
In questo terzo volume, l’autore ci pone di fronte a un bivio esistenziale. Se scegliamo la via della distruzione, la Terra precipiterà nell’Antropocene, un’era in cui il pianeta esisterà quasi esclusivamente grazie a noi e per noi. Vivremo in un futuro distopico rispetto alla natura di Homo sapiens, al punto che Wilson parla di transizione dall’Antropocene all’Eremocene, l’era della solitudine.